de-stratificazioni (2010)

 

collana: argento, massa acrilica, pigmento, ferro, filo di lino grezzo

 

Il punto di partenza per il mio lavoro è una recente scoperta scientifica[1]: il ritrovamento di conchiglie dipinte neandertaliane utilizzate come pendenti. Questa scoperta archeologica, secondo i ricercatori, costituisce la prima prova evidente che i Neandertal erano in grado di creare gioielli e di impiegare pigmenti a fini artistici.

Tre aspetti mi sembrano interessanti: 1) i Neandertal possedevano un pensiero simbolico e artistico; 2) il colore era inteso come un colore-mescolanza (pigmenti minerali); 3) i Neandertal, che convissero in Europa per ca. 10.000 anni con i Sapiens, instaurarono degli scambi culturali e trasmisero delle tradizioni che sopravvissero alla loro estinzione. La mescolanza delle tradizioni ha fatto sopravvivere all’estinzione i segni di un pensiero, di un’arte e di una cultura.

Nel mio lavoro cerco un concatenamento con questi aspetti legati alla scoperta: 1) intendo la forma e il colore come fenomeni emergenti dai processi di modificazione dei materiali (deformazioni, bruciature, ossidazioni). Ciò che mi interessa esprimere sono le forze di questi mutamenti continui; 2) passo dall’idea di una forma data all’idea di una genesi della forma e dall’idea di un colore-mescolanza all’idea di un colore-fusione; 3) intendo il rapporto tra antico e nuovo come una tensione interna tra processi di de-stratificazione, tra continuità e mutamento, coesistenza e differenza.


 

[1] Cfr. J. Zilhao et al., Symbolic use of marine shells and mineral pigments by Iberian Neandertals, in Proceeding of the National Academy of Science, 107 (3), pp. 1023-1028, (2010).