

skiagrafie (2006-2008)
Nonostante le importanti trasformazioni del gioiello contemporaneo, la domanda resta la stessa: che cos'è un gioiello?
La prima risposta, immediata, ma sempre da ripetere e sperimentare, risiede innanzitutto nel modo in cui siamo capaci di pensare il metallo, e dunque la materia. G. Deleuze l’ha detto con estrema chiarezza: “Il metallo è ciò che ci forza a pensare la materia, ed è ciò che ci forza a pensare la materia in quanto variazione continua” (lezione del 27/02/1979).
Skiagrafia, l’antica tecnica pittorica del chiaroscuro, è, letteralmente, la scrittura/inscrizione/disegno dell’ombra. Un’ombra si definisce come una discontinuità del flusso luminoso (fotoni) dovuta alla presenza di un oggetto. La continuità (luce), nel mondo fisico della nostra esperienza, è quindi immediatamente in relazione ad una discontinuità (ombra). Ma non si tratta di una opposizione esclusiva, bensì di una singolare e indiscernibile coappartenenza. La varietà infinita dei riflessi e delle rifrazioni, è il modo stesso in cui le cose ci appaiono e si rendono visibili. Il chiaroscuro pone quindi il problema della priorità della deformazione (variazione continua) rispetto alla rappresentazione astratta (classica) del rapporto forma-materia. Ed è in tal senso che la scrittura delle ombre diventa il tentativo di pensare il gioiello.
SKIAGRAFIE è una installazione composta da tre elementi:
1) Cinematografie
Si tratta di due serie di flipbooks (o Kineograph, secondo il nome dato da J.B.Linnet che lo inventò nel 1868): nel primo, è mostrata l’intera sequenza fotografica di un oggetto illuminato messo in moto oscillatorio caotico che proietta le proprie ombre su uno sfondo. Nel secondo, la stessa sequenza è ridotta ai soli punti di singolarità in cui il movimento dell’oggetto muta direzione.
Si tenta, in tal modo, di rendere visibile a) la relazione continuo/discreto interna al movimento e b) le deformazioni transitorie della proiezione.
2) Dattiliografie
Un parallelepipedo illuminato dall’interno proietta le ombre di una serie di anelli (daktylios) su una superficie opaca. Qui l’oggetto scompare interamente lasciandone vedere unicamente le ombre.
Una serie di fotografie raccolte in un book mostra, a parte, gli anelli contenuti nel parallelepipedo.
3) Spille
Un espositore di vetro trasparente mostra una serie di spille. Alcuni frammenti della sequenza fotografica delle cinematografie sono inseriti nelle strutture di metallo delle spille. Le deformazioni e le proiezioni si moltiplicano nelle relazioni tra ombre portate e ombre proprie. L’oggetto diventa il complesso di queste molteplici scritture interne ed esterne. Il gioiello si situa nell’intersezione problematica di queste corrispondenze causali e non causali.
Il progetto, nel suo insieme, è l’inizio di una ricerca che tende ad aprire l’arte orafa ai problemi posti dall’arte, dalla scienza e dalla filosofia.