manimani (2002)
 


Che cosa è bello?

Nonostante le sue durezze interne (che cos'è il principio darwiniano della selezione naturale, se non la legge della sopravvivenza del più adatto/forte?), la natura viene sovente idealizzata ed identificata esclusivamente con il bello e con la vita.

Noi uomini ce ne crediamo padroni e proprietari e, a colpi di invasioni e di ottimismo tecnologici, acceleriamo un generale processo di distruzione in nome dei soldi e contro ogni vita.

Tutto ciò che ci circonda assume sempre più un aspetto artificiale, contribuendo a ridefinire i valori estetici prevalenti.

Ho raccolto delle piccole ghiande durante le mie passeggiate, le ho trasformate in oggetti indossabili, in grado di fissare i colori dell'autunno, il tempo della loro irrimediabile caduta che, sola, permette di liberare spazio per nuova vita.

Fermare quel momento, catturando anche degli squarci di cielo di quel giorno: un brandello di corteccia d'albero che diventa un fotogramma di una più ampia sequenza e di un'intricata rete di rapporti tra elementi naturali e artificiali.

Bello forse è la forza continua della natura e dei suoi spietati meccanismi di connettere la sofferenza e la morte al senso, in un continuo e contemporaneo flusso, che mi è piaciuto di rompere, forse per capire.

 

Ho voluto concentrarmi su alcuni aspetti del mondo naturale e della natura umana stessa.

Di quest'ultima in modo particolare sono state poste in rilievo le mani e le complesse attività e capacità di maneggiamento che vengono quotidianamente sollecitate.

Di questo strumento somatico, che serve come tramite nel rapporto con una grande quantità di strumenti esosomatici (tecniche),ho voluto sottolineare la plastica armonia nei movimenti,che in alcuni casi, può riempire il senso delle parole e delle frasi.

Ricordo particolare l'eleganza e la dolcezza delle mani di mia madre,capace di dare amore anche parlando d'altro.